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BOLLETTINO SLI XVII (1999) 1
Circolare n. 166 / Presidente
Cari soci, il primo bollettino del 1999 vi porta la scheda di iscrizione per il Congresso di Napoli, il calendario di manifestazioni linguistiche, la rubrica sulle pubblicazioni dei soci e un notiziario Giscel; ma il pezzo forte è l'usuale prezioso annuario degli insegnamenti linguistici - per il quale ringraziamo i collaboratori e il Segretario Patrizia Cordin che ne ha coordinato il lavoro. Mi auguro davvero che quest'autunno ci si ritrovi numerosi all'Assemblea: anno dopo anno, i verbali riportano cifre di presenti dell'ordine di poche decine, del tutto sproporzionate al nostro numero di soci. Generale carenza di motivazione, crisi del sistema assembleare, inclinazione alla delega? Niente scuse, amici: cerchiamo di esserci davvero, è importante per la nostra Società, per noi come linguisti. Linguisti. Talvolta qualcuno, sentito che cosa faccio di bello nella vita e che cosa insegno, mi chiede con ingenuità e franchezza che cos'è la linguistica, e soprattutto "a che cosa serve" - sarà successo anche a voi, immagino. Domanda difficile: un medico, o un falegname, o una ricamatrice, si capisce bene a che cosa servano, ma un/a linguista? La nostra esistenza non ha né una tradizione culturale che la giustifichi a priori, come avviene per l'ambito letterario, né quella spendibilità immediata che caratterizza molte scienze applicate: insomma, di fronte a queste domande ci si ritrova, o almeno mi ritrovo, ad annaspare e a sentirmi vagamente in colpa. Poi ogni tanto piccole cose vengono a confortarmi. Avevo notato, tempo fa, una scritta ricorrente su una autostrada: Rispettate i segnali stradali. L'ho citata a lezione - si parlava di atti linguistici - come direttivo per me non molto 'felice' (è condizione degli ordini che ciò che si chiede non sia già nel normale corso degli eventi, ecc.). Per i miei studenti invece era del tutto normale, rispettare i segnali stradali sembrava loro ottimo, anzi lodevole contenuto proposizionale di un direttivo, non capivano che ci trovassi io di strano. Così si è discusso della natura dei segnali stradali, che sono a loro volta dei direttivi, e della natura paradossale di un ordine che dica di rispettare gli ordini. Chi già rispetta gli ordini (qui: i segnali stradali) non ha bisogno che gli si ordini di farlo, chi non li rispetta non rispetterà neppure l'ordine di farlo. Tutto va a posto se - all'italiana - si interpretano gli ordini come caldi inviti, suggerimenti, e l'ordine di rispettarli come un invito un po' più forte, o pressante: insomma, se il tutto si iscrive in un continuum. Gli studenti infatti hanno portato come caso per loro analogo il cartello, che stava giusto alle mie spalle, con la scritta è severamente proibito fumare (con l'avverbio sottolineato: e qui ho taciuto il fatto che anche una proibizione di questo genere per me non è tanto 'gradabile' - o c'è, o non c'è). L'analisi che voleva essere strettamente pragmalinguistica ha messo in luce un contrasto di culture, di abitudini, di enciclopedie - vi immaginate una scritta del genere in una autostrada, che so, svizzera? Nascondendo sotto il tappeto la mia anima da vecchia moralista, ho solo cercato di mostrare il complesso mondo che una semplice scritta presuppone e insieme rivela. E con ciò mi sono illusa di servire a qualcosa: di contribuire a formare un'abitudine e un metodo di lettura del quotidiano che ci circonda. Ditemi, miei venticinque lettori: che rispondete voi a un'anima semplice che vi chieda a che cosa serva la linguistica? Mi trovate all'indirizzo di e-mail berretta@zeus.vc.unipmn.it o al fax 0161/228229: vi leggerò con piacere.
Saluti amichevoli dalla vostra Monica Berretta
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